Ginevra Cantofoli: la pittrice che (forse) fece fuori la Sirani
- Filippo Parenza

- 20 ott 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Se pensate che le rivalità tra artisti siano roba da talk show, aspettate di conoscere la storia di Ginevra Cantofoli e Elisabetta Sirani. Bologna, metà del Seicento: una città dove l’arte era cosa seria, e le pittrici… pure.
Elisabetta Sirani era la star assoluta, giovane, talentuosa, ammirata da principi e cardinali, una sorta di influencer barocca armata di pennello e tempera. Accanto a lei, nell’ombra, un piccolo gruppo di allieve e imitatrici, tra cui Ginevra Cantofoli, di cui si sa pochissimo ma abbastanza per alimentare una leggenda nera.
Nel 1665, Elisabetta Sirani muore improvvisamente a soli 27 anni. La città esplode di voci. Qualcuno parla di veleno, qualcun altro di gelosia, altri ancora, più maliziosi, fanno il nome di Ginevra Cantofoli.Perché? Perché la Cantofoli dipingeva nello stesso stile, vendeva agli stessi clienti e, secondo i biografi dell’epoca (che amavano il pettegolezzo più dei chiaroscuri), non sopportava di vivere all’ombra della più famosa Sirani.
Ovviamente, nessuna prova. Solo chiacchiere da salotto barocco e molta fantasia. Ma la storia piacque così tanto che passò nei libri d’arte ottocenteschi come una specie di “cold case” artistico, degno di Netflix.
Al di là del mistero, la Cantofoli è un’artista da riscoprire. I suoi ritratti femminili hanno una grazia intima, malinconica, molto diversa dal virtuosismo accademico della Sirani. Nei suoi volti si sente più introspezione, meno teatro.
Tra i lavori più noti c’è un Ritratto di donna con turbante (forse Beatrice Cenci e già ritenuta opera di Guido Reni) oggi a Palazzo Barberini.
Luce che accarezza delicatamente il viso della donna e si dissolve nel fondo scuro, creando un’atmosfera di silenzio intimo e tragico. Una tela che, in fondo, riassume bene la sua fama: una donna che prende in mano la situazione, letteralmente.
Forse non avvelenò nessuno, forse sì, ma una cosa è certa: Ginevra Cantofoli merita di uscire dal ruolo di “sospettata” e tornare in quello di pittrice di talento in un’epoca che lasciava poco spazio alle donne. E se la storia dell’“assassina con il pennello” ha attraversato i secoli… be’, ammettiamolo: è anche perché gli storici dell’arte amano un po’ di dramma.





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