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Raffaello Sanzio (1483 - 1520)
(Bottega di)

La Madonna di Leigh Court, 1510 - 1520

olio su tavola

103 x 80 cm

La storia dell'opera

La presente tavola appartiene al ristretto gruppo di repliche antiche della celebre Madonna del Velo, una delle invenzioni più fortunate di Raffaello, elaborata negli anni del suo soggiorno romano. Il dipinto prende il nome dalla storica dimora inglese di Leigh Court, presso Bristol, dove risulta documentato fin dal 1822 nella prestigiosa collezione di Philippe John Miles (1773–1845), come opera dello stesso Raffaello.

L'opera rappresenta uno dei più importanti testimoni della fortuna della celebre composizione raffaellesca e, nel corso del Novecento, è stata al centro di un significativo dibattito critico. Nella sua fondamentale monografia del 1935, Adolfo Venturi identificò infatti questa tavola come il possibile prototipo della composizione, ritenendola l'originale da cui sarebbero derivate le numerose versioni successive della Madonna del Velo. Tale interpretazione trovò il consenso di studiosi quali Bernard Berenson, Georg Gronau, Roberto Longhi e Federico Zeri, confermando l'eccezionale interesse storico dell'opera.

Successivamente, Maurizio Marini, in un'expertise del 21 marzo 2001, evidenziò come le dimensioni della tavola risultino più coerenti con quelle del presunto pendant rappresentato dal Ritratto di Giulio II, oggi conservato alla National Gallery di Londra. Lo studioso sottolineò inoltre l'altissima qualità della stesura pittorica, la preziosità della tavolozza e la raffinata resa del velo trasparente e degli incarnati, elementi che ritenne pienamente riconducibili alla cultura figurativa raffaellesca.

Altri studiosi hanno invece riconosciuto nell'opera la mano di Giulio Romano, principale collaboratore di Raffaello, attribuzione già proposta nella vendita della celebre Collezione Sedelmeyer del 1907.

Il dipinto viene prudentemente riferito alla Bottega di Raffaello, attribuzione che tiene conto della complessa vicenda critica dell'opera e dei risultati delle indagini diagnostiche. La riflettografia infrarossa e le radiografie hanno infatti evidenziato numerosi pentimenti esecutivi e un processo creativo particolarmente articolato, elementi che testimoniano una fase progettuale condotta da una mano di altissimo livello e confermano la stretta relazione del dipinto con il prestigioso ambiente della bottega raffaellesca.

Per qualità esecutiva, importanza storico-critica e prestigiosa provenienza, la Madonna di Leigh Court rappresenta una delle testimonianze più significative della diffusione dei modelli di Raffaello nel primo Cinquecento e costituisce un'opera di straordinario interesse per la storia del collezionismo europeo.

Provenienza

  • Richard Hart Davis, M.P. (1766–1842), acquisita in Italia prima del 1822.

  • Philippe John Miles (1773–1845), Leigh Court, Bristol, documentata come opera di Raffaello dal 1822.

  • Christie's, Manson & Woods, Londra, 28 giugno 1884.

  • Collezione Charles Sedelmeyer, Parigi.

  • Vendita della Collezione Sedelmeyer, Parigi, 1907 (catalogata come Giulio Romano).

  • Collezione del Principe Giovanni del Drago, Sanremo, 1935.

  • Per discendenza agli eredi.

  • Collezione privata

Bibliografia

  • A. Venturi, Raffaello, Milano, Mondadori, 1935 (come Raffaello).

  • Catalogue des tableaux composant la collection Ch. Sedelmeyer, 2 voll., Parigi, 1907, p. 176 (come Giulio Romano).

© 2026 Filippo Parenza

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